L’ESTATE IN CUI UN UOMO REGALÒ LA LUCE

Daniele Di Iorio
Daniele Di Iorio
Ministro di culto - Pastore Evangelico, Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.)
Daniele Di Iorio è un pastore delle Assemblee di Dio in Italia, attivo dal 1998 presso le Chiese ADI di San Cipriano d’Aversa e Vomero.
- Ministro di culto - Pastore Evangelico, Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.)
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Nel 1952 l’America smise di respirare. Letteralmente. In quell’estate caldissima, 57.000 bambini furono colpiti dalla poliomielite. Le famiglie chiudevano le finestre come se volessero respingere un nemico invisibile. I parchi si svuotarono, le piscine furono sbarrate, i cinema restarono deserti. I genitori tenevano i figli in casa, con il fiato sospeso, sperando che la malattia non bussasse alla loro porta.

Negli ospedali, file di bambini paralizzati giacevano dentro enormi cilindri di metallo: i “polmoni d’acciaio”. Alcuni sarebbero usciti, altri vi avrebbero passato tutta la vita. In quegli stessi giorni, mentre la paura stringeva il mondo, in un laboratorio di Pittsburgh c’era un uomo che correva contro la morte. Si chiamava Jonas Salk.

Era figlio di immigrati ebrei russi, cresciuto nel Bronx, senza ricchezze né privilegi. Sua madre ogni mattina stirava la sua camicia per farlo sembrare “uno che appartiene”, anche quando tutto sembrava dirgli il contrario. Avrebbe potuto diventare medico, ma scelse la ricerca. Quando la madre gli chiese perché, rispose: “Perché non voglio aiutare un paziente alla volta. Voglio aiutare milioni di persone.”

Per cinque anni lavorò a qualcosa che molti giudicavano impossibile: un vaccino contro la polio. Non un virus vivo attenuato, ma uno inattivato, “ucciso”. Troppo rischioso, dicevano. Ma Salk aveva osservato: chi sopravviveva alla malattia non la prendeva più. Se il corpo poteva imparare a riconoscere il virus morto, forse poteva sconfiggere quello vivo.

Nel 1953 fece qualcosa che oggi appare impensabile: si iniettò da solo il vaccino sperimentale. Poi lo diede a sua moglie e ai suoi tre figli, che all’epoca avevano 9, 7 e 3 anni. Passarono settimane di analisi, attese e preghiere non dichiarate. Funzionò: avevano sviluppato anticorpi. Nessuno si ammalò.

Ma tre bambini non bastavano. Ne servivano migliaia.

Il 26 aprile 1954 iniziò il più grande studio clinico mai condotto. 1,8 milioni di bambini — i “Polio Pioneers”. I genitori firmavano tremando. Le chiese organizzarono veglie. Il Paese intero trattenne il respiro.

Il 12 aprile 1955, esattamente dieci anni dopo la morte di Roosevelt (anch’egli vittima della polio), arrivò l’annuncio: “Sicuro. Efficace. Potente.”

L’America esplose. Le campane suonarono, le scuole chiusero, i bambini tornarono a giocare. Era la fine di un incubo.

Poi chiesero a Salk chi avesse il brevetto del vaccino.

E lui rispose con parole che dovrebbero essere incise sul marmo:

“Il popolo. Non c’è brevetto. Come si può brevettare il sole?”

Donò tutto. Gratis.

E salvò milioni di vite.

Nel 1961 i casi erano già crollati del 90%.

Nel 1979 la polio fu eliminata dagli Stati Uniti.

Oggi sopravvive solo in due Paesi.

Secondo l’OMS, 18 milioni di persone che sarebbero rimaste paralizzate oggi camminano grazie a quell’uomo che non inseguì né gloria né ricchezza, ma la cosa giusta.

Salk non vinse mai il Nobel.

Ma vide i bambini correre. E quello gli bastava.

Quando gli chiesero cosa voleva scritto sulla tomba, rispose:

“Preferirei fosse in un parco. Dove giocano i bambini che non hanno preso la polio. Questo mi basta.”

Nel museo di Atlanta c’è ancora un polmone d’acciaio: un enorme cilindro silenzioso. Una reliquia. Il ricordo di un’epoca buia, spazzata via dalla luce che un uomo ebbe il coraggio di donare.

La prossima volta che qualcuno ti dice che una sola persona non può cambiare il mondo…

raccontagli dell’estate del 1952.

E di quell’uomo che regalò il sole. 🌞

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Daniele Di Iorio è un pastore delle Assemblee di Dio in Italia, attivo dal 1998 presso le Chiese ADI di San Cipriano d’Aversa e Vomero.
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