Droghe? No grazie.

Daniele Di Iorio
Daniele Di Iorio
Ministro di culto - Pastore Evangelico, Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.)
Daniele Di Iorio è un pastore delle Assemblee di Dio in Italia, attivo dal 1998 presso le Chiese ADI di San Cipriano d’Aversa e Vomero.
- Ministro di culto - Pastore Evangelico, Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.)
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L’intervista al professor Giulio Maira rappresenta un grido lucido e necessario in un’epoca in cui la cultura dello “sballo” e della relativizzazione del danno sta anestetizzando generazioni intere. Con competenza medica e chiarezza comunicativa, Maira denuncia non solo i danni neurologici dell’uso di droghe, ma soprattutto l’inganno culturale che le accompagna: la falsa distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti”.

«Non esistono droghe leggere», afferma con forza, ricordando che la cannabis è una sostanza psicoattiva che interferisce con lo sviluppo cerebrale, le emozioni, la memoria e il comportamento, specie negli adolescenti.

Questa dichiarazione è più che scientifica: è etica. In un contesto culturale dove il relativismo abbassa le difese morali e spirituali, parlare in modo netto è un atto di responsabilità. Il rischio è alto: il cervello in formazione è vulnerabile, e ogni sostanza altera la traiettoria dello sviluppo cognitivo ed emotivo. Il prof. Maira ricorda che il 27% dei ricoveri da sostanze stupefacenti è causato dalla cannabis, e il 10% degli utilizzatori sviluppa dipendenza.

La droga come epidemia culturale

Maira parla di una vera e propria epidemia culturale, dove alla dipendenza da sostanze si aggiunge quella comportamentale: social, cibo, tecnologia. L’adolescente contemporaneo, connesso ma sempre più solo, cerca compensazioni chimiche o emotive, trovando spesso nella droga un falso rifugio.

Questo conferma ciò che già Spurgeon affermava nel XIX secolo:

“L’anima che non trova pace in Dio cercherà distrazioni nella carne.”

La droga, qualunque essa sia, non è solo un problema chimico, ma una spia spirituale e relazionale. È il grido sommesso di chi ha smarrito il senso della vita. In questo senso, Maira – pur parlando da scienziato – lancia un messaggio profondamente coerente con la visione cristiana della persona: l’uomo non è fatto per la schiavitù, ma per la libertà. E come ricorda anche Paolo:

“Ogni cosa mi è lecita, ma non tutto è utile; ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla” (1 Corinzi 6:12).

Educazione, famiglia e verità

Il professore indica nella scuola e nella famiglia i due pilastri educativi per prevenire il dramma delle dipendenze. Ma aggiunge qualcosa di più profondo: la necessità di consapevolezza, ovvero un ritorno al pensiero critico, alla vigilanza affettiva, alla verità sui danni reali. Questo è ciò che Lutero chiamava sapere illuminato dalla Parola, e Wesley descriveva come responsabilità sociale del credente.

Non c’è libertà senza verità. Non c’è salute senza identità. E non c’è guarigione senza una comunità vigilante e amorevole.

Conclusione pastorale

Come pastori, genitori, educatori e cittadini, dobbiamo accogliere con gratitudine e decisione questo appello. Il compito della Chiesa non è solo predicare contro il peccato, ma offrire Cristo come unica vera alternativa alla schiavitù delle dipendenze.

Il mondo dice: “è normale”.

La scienza dice: “è dannoso”.

Noi diciamo: “è schiavitù, e Cristo è libertà”.

“Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36).

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Daniele Di Iorio è un pastore delle Assemblee di Dio in Italia, attivo dal 1998 presso le Chiese ADI di San Cipriano d’Aversa e Vomero.
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